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Come ci siamo trasformati da febbraio ad oggi? Quale influenza hanno giocato le vite del campo sul nostro ritmo? Quante illusioni si sono mostrate nude?
How have we changed from February to today? What influence have camp life had on our rhythm? How many illusions have been exposed?
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Prefazione
Esplorazione, alla ricerca di altre zone selvatiche per la doccia di plenilunio: studio del paesaggio attraverso l’osservazione della mappa dall’alto, ipotesi percorso d’acqua, ricerca storiografica e territoriale attraverso il confronto con storico locale (Alessandro De Luisi), esplorazione fisica, costruzione di un percorso, prove di contatto (sensi, fatti).
01
stercorari fino all’alba | dal campo alla lama.
Appuntamento al campo SP236, aspettando il tramonto: abbiamo condiviso pozioni – bevande selvatiche. Con una introduzione letteraria al cammino partiamo verso la Lama Badessa per esplorare in contatto, al buio, con stazioni, due momenti di lettura e improvvisazione condivisa. Con il rientro al campo si è fatta alba tra suoni e letture. C’è chi ha deciso di unirsi, montare la tenda e restare.
02
Una parte dei partecipanti all’evento pubblico ha deciso di montare la tenda e restare; c’è chi arriva e si unisce.
03
Disambientarsi attraverso la lettura, miti decentranti, sguardi eretici.
Preparando inchiostro ferro gallico, si segnano agende con appunti e gesti.
Abbiamo macinato la terra e, in miscela con l’aceto, preparato il tessuto alla ricezione del pigmento vegetale. Un ritmo litico, antico, scandiva il pomeriggio vedendoci accovacciati in cerchio.
04
Abbiamo cercato nelle campagne abbandonate, gemelle e limitrofe gli aloni strutturali della nostra stampa.
Raccolta itinerante di foglie, cortecce, masticazione di gelsi e arance selvatiche.
Il ritmo di ieri ritorna con la macinazione di terra e calcare per riempire l’impronta tetrapode, un primo calco del mostro di lama badessa.
In un catino di alluminio, nel frattempo stava a bagno il cotone di un vecchio lenzuolo matrimoniale della mamma di qualcuno, in sale marino e aceto di terra: buon riposo.
05
Su un tavolo ad altezza caviglia, stendevamo i lenzuoli umidi, e si puntellavano i gelsi in costellazione. A due o a tre diteggiavamo un lembo di tessuto avanzando sincronicamente a investire i frutti nel salame. Domato da otto mani e tre piedi si costrinse uno dei due capi con una corda che tirata in gruppo si avvinghiava fino alla coda. La bestia convulsa si radunò con le altre nella pentola a vapore per due o tre ore, un tempo a piacere di occhio e naso.
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Al mattino si spellano le tre bestie. Tra questi cascami se ne sorteggia uno che si presterà alla mappatura della prima zona del campo, il fronte stradale. Le altre sotto sale. Nuova raccolta, sovrascrittura della sua pelle, altra cottura.
07
Al secondo capitone si assegna il mezzo del campo. Data l’ingombrante marcatura dei gelsi e il pallidissimo segno dell’erba secca che popola il campo, si sovrascrive questo livello in negativo. Ancora si arrotola, si lega, si cuoce.
Una costola grassa dell’accampamento si sposta alla lama. Si monta al buio dell’antico corso fluviale e sulla piana carsica che rimbalza gli abbai selvatici tre candele illuminano le letture di streghe e altre cose spaventose intervallate dall’incontro di storie personali. Dormiamo in tenda accostati come pietanze: qualcuno ci annusa, Davide lo sente.
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Nel grasso della costola era incluso un sacco di gesso e una rete di ferro. Con sapone e acqua strofiniamo le falangi negative del mondo. Ci coliamo il latte di calcio e la rete trattiene il flusso che esonda l’impronta.
Saltelliamo e ce ne andiamo e basta.
Mappatura terza striscia del campo (cfr. 07, rigo 2-6).
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Riascolto e pronunciazione di teli e parole tutto il giorno.
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Incontro a Lama Badessa, camminamento tra punti di vista – alcuni di questi scelti per la sosta e la lettura delle poesie scritte in questi mesi. Così, fino all’impronta. Di lì la risalita ai campi ortogonali. Una foglia di fico portava un circuito stampato: all’approssimare del proprio dispositivo uno veniva indirizzato allo streaming di un paesaggio sonoro; così tutti i telefoni erano sincronizzati emettendo lo stesso suono. Camminammo ognuno sulla ciclovia tra gli uliveti, fino al nostro campo, e questa camminata mischiava un suono catturato, elaborato e spazializzato dalla riproduzione individuale e simultanea, con un suono plurale, attuale e irriproducibile (artropodi, uccelli, quadrupedi)… disambientante.
Giunti al campo, si preferiva immaginare l’inizio di un aperitivo, perché tutto nel luogo era stato preparato come per un compleanno (tovagliette a pois, festoni a triangolini, lucine natalizie e piattini di cartone colorati)… alchemico: varie pozioni stavano sul piano del tavolo (fichi e foglie di gelsi; gelsi e foglie di fico con miele e limone; prugne, menta, foglie di gelsi, fichi, malva). Si richiamano le membra del gruppo all’ultima fatica del trapianto. Quercia coccifera, zucca, yakteen, luffa, melanzana, pomodoro: ogni pianta riceve il proprio spazio nell’augurio che si connetta liberamente a una rete di alleanze vegetali e animali. Poi ricotta forte, pani, focacce, pozioni e birrette.
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Al mattino alcuni di noi si svegliarono prima che il sole ci soffocasse nelle tende: ci trasferiamo all’ombra della bottega di Giacomo a intelaiare le stampe botaniche. Altri andarono al mare per farsi più dorati e belli per la restituzione al paese. Prima del tramonto abbiamo occupato la piazza centrale, e il monumento al centro della piazza centrale – quello ai caduti – suscitando anche qualche sospetto di tentato oltraggio al simbolo. Placati i pochi sospetti così, la gente già seduta ci aveva ormai integrato placidamente nel proprio campo visivo, come forse una forma di accoglienza. Avevamo allestito il basamento del monumento con le nostre stampe intelaiate, e la zampa del famoso dinosauro. Anche questa volta l’amministrazione comunale ha tenuto a cogliere l’occasione per dimostrare la propria indifferente ignoranza nei confronti della vita pubblica del paese. Qualche persona di passaggio ci ha chiesto un contatto web o telefonico, qualcuno seduto da ore non ha potuto infine resistere ad avvicinarci e chiederci cosa ci facessimo lì e cosa fossero queste tele astratte che avevamo con noi.
A febbraio abbiamo distribuito i semi. A maggio i custodi sono tornati con le piante cresciute. All’orto di Terrapeutico – dove la nostra avventura è cominciata – abbiamo trapiantato insieme quello che era rimasto nelle mani di ognuno: piante palestinesi e mediterranee, cresciute in case, balconi della provincia. Un ciclo che si chiude. O meglio, che affonda le radici.
Fotografie di Alessandro Rella
In February we distributed the seeds. In May the seed-keepers returned with the plants grown. At the Terrapeutico garden — where our adventure began — we transplanted together what had remained in each person’s hands: Palestinian and Mediterranean plants, grown in houses and on balconies across the province. A cycle closing. Or rather, putting down roots.
Photographs by Alessandro Rella
Alimurgia e cucina su campo. Leguminose, cicorielle, fiori di malva e papavero, mandorle giovani, fiori di senape, pale di fico d’india, asparagi, e piccoli frutti che non avevamo ancora nominato. Camminare lento e basso, aguzzare i sensi, riconoscere, cucinare insieme. Con Hani Elfar abbiamo condiviso saperi, tecniche e racconti – e ci siamo promessi di rifarlo più spesso.
Fotografie di Alessandro Rella
Alimurgy and field cooking. Legumes, chicories, mallow and poppy flowers, young almonds, mustard flowers, prickly pear pads, asparagus, and small fruits we hadn’t yet named. Walking slow and low, sharpening our senses, recognising, cooking together. With Hani Elfar we shared knowledge, techniques and stories — and promised ourselves to do it again more often.
Photographs by Alessandro Rella
Sul campo che frequentiamo, qualcuno ha abbandonato tempo fa diversi esemplari di Yucca – pianta originaria dei climi tropicali secchi, ormai celebre decoratrice di terrazzi pugliesi. Alcune non ce l’hanno fatta. Altre hanno deciso di radicarsi e prosperare. Le parti morte, degradate dalle intemperie, si sono sfibrate. Con la guida di Alessia Lastella le abbiamo prese in mano, ne abbiamo studiato le proprietà e fatto i primi passi nella filatura.
Fotografie di Alessandro Rella
On the land we frequent, someone abandoned several Yucca specimens long ago — a plant native to dry tropical climates, now a celebrated decorator of Apulian terraces. Some didn’t make it. Others decided to take root and thrive. The dead parts, degraded by the weather, had become fibrous. Guided by Alessia Lastella, we took them in hand, studied their properties, and took our first steps in spinning.
Photographs by Alessandro Rella
Ci siamo infiltrati nei festeggiamenti della cooperativa olearia per San Giuseppe, con un banchetto di piante palestinesi e piante locali. All’occhio inesperto, impossibile stabilire la provenienza. Za’atar, akkoub, cardo mariano, salvia. In Palestina coltivare, raccogliere e usare queste specie è punito con l’arresto, per leggi promulgate dal governo israeliano sotto il nome di “protezione ambientale”. Con noi una madonna – generata da @hani.elfar.7 con l’IA – che si asciuga il sudore con una pianta di salvia. La leggenda vuole che durante la fuga in Egitto la Madonna si fosse asciugata il sudore con questa pianta, donandole da allora il suo odore caratteristico. La gente si è avvicinata curiosa. Ha annusato il sudore della Madre, lo ha bevuto sottoforma di decotto, ha assaggiato lo za’atar criminalizzato su bruschetta e olio, chiacchierato con noi.
Qualcuno, prima di andare, con grande sorpresa, ha alzato un pugno.
Fotografie di Alessandro Rella
We infiltrated the celebrations of the olive cooperative for Saint Joseph, with a table of Palestinian and local plants. To the untrained eye, impossible to establish their origin. Za’atar, akoub, milk thistle, sage. In Palestine, cultivating, collecting and using these species is punishable by arrest, under laws promulgated by the Israeli government in the name of “environmental protection”. With us a Madonna — AI-generated by @hani.elfar.7 — wiping her sweat with a sage plant. Legend has it that during the flight into Egypt, the Madonna had wiped her sweat with this plant, granting it ever since its characteristic scent. People approached, curious. They smelled the Mother’s sweat, drank it as a decoction, tasted the criminalised za’atar on bruschetta and oil, talked with us.
Someone, before leaving, with great surprise, raised a fist.
Photographs by Alessandro Rella
Artropodi, anellidi, organismi del suolo, artisti, ingegneri. Abbiamo osservato la piccola fauna e iniziato a immaginare da cosa poterci trasformare, per avvicinarci meglio e considerarne forme, movimenti, logica. Abbiamo selezionato la terra e lavorata con i piedi nudi, in una necessaria danza di gruppo. Il fango ben pulito da ogni pietra l’abbiamo impastato a mano e iniziato a modellare. C’è ancora molto da capire. Stiamo cercando insieme il tragitto. Secondo Laboratorio di Maschere Fitoformi e Insettoidi.
Fotografie di Alessandro Rella
Arthropods, annelids, soil organisms, artists, engineers. We observed the small fauna and began to imagine what we might transform into, to get closer and consider their forms, movements, logic. We selected the earth and worked it with bare feet, in a necessary group dance. The mud, cleaned of every stone, we kneaded by hand and began to shape. There is still much to understand. We are searching for the path together. Second Laboratory of Phytomorphic and Insectoid Masks.
Photographs by Alessandro Rella
Michele Loiacono ha guidato il nostro cammino sulle alture che abbracciano il Mare Piccolo, con lo sguardo sull’ ILVA e alla ricerca di similitudini tra le piante italiane e palestinesi, con Laura Cogotzi e Hani Helfar, partendo dalla Masseria Lamie: pratichiamo alimurgia – da “nutrimento in caso di necessità”, raccogliendo piante spinose, tenaci, celebrazioni di vita e resistenza. Abbiamo cucinato tutto questo, insieme, all’Archeotower, con Equociqui e la Makluba.
Oltre le bombe, oltre la diossina, la lotta abita il farsi umano agente. Taranto lo sa bene: la terra avvelenata, il mare inaccessibile, i corpi sacrificati in nome del capitale. Le storie di Taranto e della Palestina rispondono alle stesse leggi: stessa logica, stesso sistema, stessa tenacia. Raccogliere piante spontanee è un atto politico di liberazione e memoria. Gratitudine!
Fotografie di Alessandro Rella
Michele Loiacono guided our walk along the hills overlooking the Mare Piccolo, with eyes on the ILVA steelworks and in search of similarities between Italian and Palestinian plants, with Laura Cogotzi and Hani Elfar, departing from Masseria Lamie: we practised alimurgy — from “nourishment in case of necessity” — collecting thorny, tenacious plants, celebrations of life and resistance. We cooked all of this together at the Archeotower, with Equociqui and the Makluba.
Beyond the bombs, beyond the dioxin, the struggle lives in becoming human agents. Taranto knows this well: poisoned land, inaccessible sea, bodies sacrificed in the name of capital. The stories of Taranto and Palestine answer to the same laws: same logic, same system, same tenacity. Gathering wild plants is a political act of liberation and memory. Gratitude!
Photographs by Alessandro Rella
La pratica di Gudrun Ingratubun si è fatta spazio di osservazione, incontro e mappatura con il gruppo, nella ricerca sul campo! : prima attenzionare col corpo, dallo sguardo al tatto, raccogliere, poi collocare in composizione e infine stampare / si fa esplorazione intima e comunitaria. Arrotoliamo, cuociamo, srotoliamo, trasformiamo. 🌿 Ogni pianta, nei suoi frammenti, ci restituisce campionature ed esplosioni di forme e colori, un ascolto dei diagrammi dei flussi di questa terra che ci prendiamo il tempo di immaginare e figurare. Grazie a tutte e a tutti per la magia!
Fotografie di Alessandro Rella
Gudrun Ingratubun’s practice opened into a space of observation, encounter and mapping with the group, through field research! First attend with the body — from gaze to touch — gather, then arrange in composition, then print. An intimate and communal exploration. We roll, cook, unroll, transform. Each plant, in its fragments, gives us back samples and explosions of forms and colours, a listening to the flow diagrams of this land that we take the time to imagine and figure. Thank you all for the magic!
Photographs by Alessandro Rella
Il racconto di fotografico di Alessandro Rella ci riporta al quattro aprile. L’ecologia generata dalla terra di Sannicandro e dai semi della Palestina ha trovato eco nell’evento di accompagnamento per la partenza della Global Sumud Flottilla verso Gaza. Occasione, questa, anche per dare spazio alle prime invarianze mappate tra la popolazione vegetale della Puglia e della Palestina. 🌿 Gratitudine e arcipelaghi 🌿
Alessandro Rella’s photographic account brings us back to the fourth of April. The ecology generated from the soil of Sannicandro and the seeds of Palestine found resonance in the accompanying event for the departure of the Global Sumud Flotilla towards Gaza. The occasion also made space for the first invariances mapped between the plant populations of Puglia and Palestine. Gratitude and archipelagos.
Prima di costruire una maschera, bisogna sapere cosa ti metti in faccia. Il 29 marzo siamo scesi nel terreno con Davide Marrone: insetti impollinatori, piante spontanee, organismi che fanno cose che non si vedono ma tengono insieme tutto. Li abbiamo osservati, seguiti nel movimento, cercato di capire cosa fanno qui, per questo suolo. Il laboratorio di Maschere Vegetali e Insettoidi parte da questa domanda: cosa abita questo posto, e come lo abita?
Fotografie di Alessandro Rella
Before building a mask, you need to know what you’re putting on your face. On 29 March we went down into the land with Davide Marrone: pollinating insects, wild plants, organisms that do things you can’t see but hold everything together. We observed them, followed their movement, tried to understand what they do here, for this soil. The laboratory of Plant and Insectoid Masks starts from this question: what inhabits this place, and how does it inhabit it?
Photographs by Alessandro Rella
Il 15 marzo ci ha accolti un viale incolto: cicorie, cardi, calendule, ortiche. L’abbandono ha restituito agli ulivi le loro forme cespugliose, al suolo i suoi colori. Shady ha impugnato una vanga e ci ha portati a scavare quattro campioni di terra, uno per angolo del campo. Abbiamo guardato da vicino i micro-aggregati, la fauna terricola, la materia organica che rende vivo quello che calpestiamo. Davide ci ha messo in mano delle carte da gioco sulla fauna del suolo — coleotteri, lombrichi, acari — e Michele ci ha raccontato degli equilibri interspecie che tengono in vita un ecosistema. Gianni, dal cappello variopinto, ci ha donato una quercia palestinese e le storie del Bosco di Monteferraro e del Parco Gargasole : esempi luminosi di gestione collettiva degli ecosistemi murgiani. “Panzone” ha portato le sue focacce e marmellate. Al centro il vino del luogo come una promessa. Sappiamo, ora più che mai, che la campagna, se non si vede e non si tocca, non esiste per nessuno. Fighting Seeds è anche questo: costruire comunità intorno a una terra comune.
Fotografie di Alessandro Rella
On 15 March a wasteland avenue welcomed us: chicories, thistles, marigolds, nettles. Abandonment had restored to the olive trees their bushy forms, to the soil its colours. Shady picked up a spade and led us to dig four soil samples, one from each corner of the field. We looked closely at the micro-aggregates, the soil fauna, the organic matter that makes alive what we walk on. Davide put into our hands playing cards on soil fauna — beetles, earthworms, mites — and Michele told us about the interspecies balances that keep an ecosystem alive. Gianni, with his colourful hat, gave us a Palestinian oak and the stories of the Bosco di Monteferraro and the Parco Gargasole: luminous examples of collective management of the Murgia ecosystems. “Panzone” brought his focaccia and jams. At the centre, local wine as a promise. We know, now more than ever, that the countryside, if you can’t see it and touch it, doesn’t exist for anyone. Fighting Seeds is also this: building community around common land.
Photographs by Alessandro Rella
L’ultima giornata si è svolta nell’orto del Terrapeutico, a Terlizzi.
L’orto era pieno di persone. Non solo partecipanti dei giorni precedenti, ma nuove presenze, famiglie, bambini, curiosi. Anche alcune cariche politiche del Comune di Terlizzi hanno preso parte informalmente all’incontro, attraversando lo spazio senza formalismi.
La mattinata è stata dedicata a un laboratorio aperto per bambini e adulti: la costruzione del toolkit “Istruzioni per la vita”. Cartoni delle uova, batuffoli di cotone, spago. Ogni persona costruiva il proprio piccolo dispositivo di germinazione.
Abbiamo disposto su un tavolo tutti i semi raccolti finora: peperoncini, pomodori, akoub, yakteen, aneto, cardo mariano, piselli, fagioli (foul), melanzana di Battir, bietola, malukia, sabella, zinnia e ocra. Li abbiamo mostrati, raccontati, passati di mano in mano.
Nel pomeriggio la distribuzione dei semi alle famiglie: ogni famiglia ha portato a casa un sacchetto di semi palestinesi da custodire. Ogni seme fuori dalla Palestina è un atto di resistenza alla cancellazione.
Fotografie di Alessandro Rella
The final day took place in the Terrapeutico garden in Terlizzi.
The garden was full of people. Not only participants from the previous days, but new presences, families, children, curious visitors. Some local political figures from the Municipality of Terlizzi also informally joined the gathering, moving through the space without formality.
The morning was dedicated to an open workshop for children and adults: building the “Instructions for Life” toolkit. Egg cartons, cotton wool, string. Each person built their own small germination device.
We arranged on a table all the seeds collected so far: chillies, tomatoes, akoub, yakteen, dill, milk thistle, peas, beans (foul), Battir aubergine, beet, malukia, sabella, zinnia and okra. We showed them, told their stories, passed them hand to hand.
In the afternoon the distribution of seeds to families: each family took home a bag of Palestinian seeds to keep. Every seed outside Palestine is an act of resistance to erasure.
Photographs by Alessandro Rella
La mattina siamo tornati all’orto di Terrapeutico, con un’aria diversa: meno introduttiva, più operativa.
Siamo partiti in deriva verso Sovereto, per un esercizio di attenzione: una camminata lenta, senza mappa rigida, alla ricerca di piante e semi comuni tra Puglia e Palestina. Guardare il margine delle strade, chinarsi, toccare e domandarsi: questa pianta dove cresce altrove? chi la conosce? che nome ha in un’altra lingua? quali sono le sue proprietà?
Le due studentesse di Unidee — Kimia dall’Iran e Dalia dalla Palestina — intrecciavano memorie personali e riconoscimenti: alcune specie diventavano ponti. Altre rimanevano misteri da approfondire. Abbiamo raccolto piccoli campioni, fotografato, annotato. L’atto di nominare diventava già una forma di cura.
Fotografie di Alessandro Rella
Sera — Corato
Ci siamo spostati a Open Space. La sera ha cambiato ritmo.
Abbiamo visto le opere filmiche di Kimia e Dalia: immagini che attraversano identità, appartenenza, conflitto e territorio. Non come illustrazioni di tesi, ma come domande aperte. Il pubblico è rimasto in silenzio più a lungo del solito.
Dopo la proiezione, una conversazione. Il tema del paesaggio — come si abita, come si perde, come si ricorda — ha tenuto insieme artiste, attivisti, agricoltori, ospiti inaspettati. La serata si è conclusa tardi, lentamente.
In the morning we returned to the Terrapeutico garden, with a different atmosphere: less introductory, more operational.
We set off on a drift towards Sovereto, for an exercise in attention: a slow walk, without a rigid map, in search of plants and seeds common to both Puglia and Palestine. Looking at the edges of roads, bending down, touching and asking: where does this plant grow elsewhere? who knows it? what is its name in another language? what are its properties?
The two Unidee students — Kimia from Iran and Dalia from Palestine — wove personal memories and recognitions: some species became bridges. Others remained mysteries to explore further. We collected small samples, photographed, took notes. The act of naming had already become a form of care.
Photographs by Alessandro Rella
Evening — Corato
We moved to Open Space. The evening changed pace.
We watched the film works of Kimia and Dalia: images that cross identity, belonging, conflict and territory. Not as illustrations of arguments, but as open questions. The audience was silent longer than usual.
After the screening, a conversation. The theme of landscape — how you inhabit it, how you lose it, how you remember it — held together artists, activists, farmers, unexpected guests. The evening ended late, slowly.
La prima giornata si è aperta nell’orto dell’Associazione Terrapeutico a Terlizzi con un rituale collettivo nel campo. Nel pomeriggio a Ruvo di Puglia, incontro con il ricercatore Salvatore Ceccarelli legato alle politiche dei semi e la loro libera circolazione; quindi la presentazione dell’estratto di *Can a Seed Fly* di Nico Angiuli e proiezione di *The Seed Generation – UAWC* di Giacomo Fausti e Laila Hassan, alla presenza di Sharif Hamad. Con noi anche Michele Loiacono da Taranto, per rafforzare il dialogo tra territori segnati da violenze ambientali e politiche. Poi la maklouba palestinese preparata da Rita Darbasani, come momento di raccolta fondi per UAWC.
Il progetto è prodotto dal collettivo Fighting Seeds con l’Associazione L’Amoroso ed è finanziato da SoilTribes – Missione UE “A Soil Deal for Europe”.
Fotografie di Alessandro Rella
The first day opened in the garden of the Terrapeutico Association in Terlizzi with a collective ritual in the field. In the afternoon in Ruvo di Puglia, a meeting with researcher Salvatore Ceccarelli on seed politics and their free circulation; then the presentation of an excerpt from Can a Seed Fly by Nico Angiuli and the screening of The Seed Generation – UAWC by Giacomo Fausti and Laila Hassan, in the presence of Sharif Hamad. Also with us Michele Loiacono from Taranto, to strengthen the dialogue between territories marked by environmental and political violence. Then the Palestinian makluba prepared by Rita Darbasani, as a fundraising moment for UAWC.
The project is produced by the Fighting Seeds collective with the Associazione L’Amoroso and is funded by SoilTribes – EU Mission “A Soil Deal for Europe”.
Photographs by Alessandro Rella













